Luoghi del paesaggio e del paesaggismo scandinavo


L’interazione tra patrimoni naturali e comportamenti umani sperimenta nel mondo scandinavo uno dei crogiuoli peculiari della geografia europea e della storia contemporanea. Il ruolo preminente che la natura esercita sulla vita di questi popoli emerge da ogni parametro fondativo. Comunità relativamente piccole che stabiliscono un rapporto di elevata sensibilità e particolare intensità con un ambiente fisico di vaste dimensioni, distese di foresta alternate a radure, rilievi di rocce granitiche affioranti, figure d’acqua: acque vive nei torrenti, opere e artifici d’acqua, acque larghe dei laghi e del mare. E tutto dentro una luce obliqua, radente, luce delle cose e luce delle anime, di cui ci parlano filosofia e musica, letteratura e teatro, e nella quale la grande filmografia, da Dies Irae di Dreyer a Il posto delle fragole di Bergman, ci ha mirabilmente guidato.

In questo alter mundus, nel quale il senso della natura intride di sé comportamenti e idee, etica e creatività, concezione del mondo e financo visione religiosa del destino individuale, la gestione dello spazio fisico si svolge a partire dal presupposto (che sta alla base, e non occorre dimostrarlo ogni volta) secondo il quale ogni azione che introduca modificazioni deve ricercare il punto d’incontro più elevato possibile (compatibile) tra esigenze contraddittorie, e spesso conflittuali. Da una parte l’equilibrio dell’ambiente naturale; da un’altra parte la salvaguardia e la valorizzazione della forma del paesaggio; da un’altra parte ancora, l'implacabile domanda di nuovi interventi funzionali alle attività e agli insediamenti umani.

È questo, nel mondo scandinavo, il presupposto comune alle intenzioni della committenza (pubblica) e alle attitudini scientifiche, tecniche e artistiche, in un comune pathos verso la natura che rende culturalmente e politicamente operante ciò che possiamo definire “paesaggismo”, un’area disciplinare e operativa specifica, riconoscibile, autonoma.

 

 

È un’esperienza della quale la nostra cultura si è occupata con oscillazioni e carenze vistose, dalla quale non è stata contagiata e nemmeno scalfita. C’è stata una fase, legata alle grandi trasformazioni italiane di fine anni cinquanta, che ha concentrato l’attenzione sul design, letteralmente copiando, e sulla “questione delle abitazioni”, ideologicamente discutendo la gestione socialdemocratica delle città e i nuovi quartieri. Poi sempre meno e, di paesaggio, nulla. Fino alla metà degli anni ottanta quando, con l’inizio di una riflessione paesaggistica, è riapparsa (non più che) una curiosità per questi lontani paesi.

Riproporre perciò, oggi, conoscenza e magistero del paesaggismo nordico, vuol dire innanzitutto misurarne l’alterità (togliendo ogni illusione di imitabilità) e cercare di raffigurarne l’autonomia. Che è riconoscimento, a sua volta, dell’autonomia del paesaggio, come identità dei luoghi, commensurabilità e conterminabilità degli spazi aperti. E, dunque, conoscibilità, rappresentabilità e, alla fine, governabilità delle modificazioni delle forme del paesaggio. Insomma, la Scandinavia ci fa prendere atto dell’esistenza stessa del paesaggismo. Ci permette di capirne l’autonomia scientifica, artistica e operativa.

Emerge, anzi, una vera e propria tradizione nordica del disegno e del governo del paesaggio, che ha saputo trasferire in prassi concrete, aggiornandole, percezioni profonde, stati d’animo radicati che costituiscono elementi di identità di intere popolazioni e ora si offrono non più con il fascino ambiguo del modello ma col rigore del metodo utilizzato per raggiungerlo.
(dalla nota dei curatori al volume Scandinavia)

 

 

1994, quinto corso

20 agosto - 3 settembre

viaggio e seminario

coordinamento, relatori, partecipanti

I materiali del corso sono stati successivamente raccolti e pubblicati nell’ambito della collana “Memorie”, nel volume miscellaneo Scandinavia. Luoghi, figure, gesti di una civiltà del paesaggio, a cura di Domenico Luciani e Luigi Latini, con un’intervista/postfazione di Sven-Ingvar Andersson,
Fondazione Benetton Studi Ricerche-Canova, Treviso 1998 (292 pp., 130 ill. col. e 256 b/n, ISBN 88-8706-117-3).

Fondazione Benetton Studi Ricerche
/ en.fbsr.it stampa del 27 giugno 2022