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la Fondazione per

Luoghi di valore. Valori del luogo

giornate di studio sul paesaggio 2009, sesta edizione


Dedicare a Lucio Gambi le “giornate di studio sul paesaggio”
vuol dire innanzitutto assumere il suo magistero come
uno dei punti di riferimento imprescindibili per le ricerche e le sperimentazioni sui paesaggi, come una delle fonti inesauribili di idee e di interrogativi per il lavoro scientifico e, inseparabilmente, per l’impegno civile.
La sua figura e la sua opera ci aiutano, come poche altre, a decifrare il senso e la misura del lavoro intellettuale nel mondo contemporaneo, il ruolo culturale e sociale della ricerca.
Ma al di là delle generali, doverose, formule di omaggio al maestro, questa dedicazione intende dar conto di un debito puntuale nei suoi confronti. Senza la sua riflessione e la sua elaborazione, a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, arrivata a una relativa circolazione con le due raccolte di scritti Questioni di geografia del 1964 e ancor più con Una geografia per la storia del 1973, sarebbe stato impensabile il lavoro che questo nostro centro studi va conducendo da oltre vent’anni.
Non solo (ma molto) a Gambi è dovuto se ci si interroga sul valore dei luoghi, e se proprio in questi giorni, di nuovo, vengono coinvolti in questa interrogazione pezzi di comunità scientifica e di società civile. Cos’è un paesaggio? Cos’è un luogo? Come è fatto? Di quali ingredienti è composto? Di quali processi è il risultato? Quale raduno di idee e di cose possiamo cercarvi? Chi e come deve occuparsi (ha la responsabilità) del disegno e del governo delle sue inarrestabili modificazioni? E ancora, di che cosa è fatto il rapporto che lega tra loro un luogo e una comunità (o un gruppo o una sola persona)? Lungo questi vent’anni le risposte, e prima ancora le domande, si sono trasformate. Fino all’ipotesi sulla quale stiamo lavorando: paesaggio-luogo come forma-vita, come coacervo composto da un catalogo vastissimo di figure della natura, da un addensamento (verticale) di strati, segni, testimonianze della storia, da un ineliminabile groppo di tensioni e di contraddizioni insite nella modificazione in atto.
In questi anni il contributo della sua nuova visione, storicistica, aperta, curiosa, della geografia è divenuto cruciale per l’innovazione degli studi sul paesaggio (e di conseguenza del territorio e dell’ambiente) e delle norme europee per la salvaguardia dei patrimoni storico-antropologici e per il governo delle trasformazioni territoriali. Gli argini, temuti da Gambi, che tendono a separare i vari campi di studio della geografia (fisica, ecologica, economica, politica, umana, etc.) appaiono indeboliti. La rilettura, oggi, di qualche suo testo tratto da un’impressionante bibliografia (non completa), suscita sentimenti contrapposti. Per un verso ci dà conferma che Gambi ha raggiunto una capacità del tutto particolare di tessere un’unica trama che lega ambiente fisico, accumulazione di civiltà materiale, storia delle idee (a partire dall’idea di sacro) e condizione umana “vivente”. Dall’altro verso ci accorgiamo di quanto ancora le rigidità degli statuti universitari, gli istinti conservativi e i recinti professionali degli specialisti siano nel loro insieme lontani da quei raggiungimenti e dalla riforma epistemologica che ne consegue. Riforma ci appare la migliore parola chiave con cui ragionare sull’eredità ideale di Gambi. E si può star certi che questa parola chiave non sarà estranea al discorso che Andrea Emiliani ha in serbo in questa occasione per l’amico Lucio Gambi.
(Domenico Luciani, Treviso, 5-6 febbraio 2009)


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5-6 febbraio 2009

giornate di studio sul paesaggio 2009, sesta edizione

La conferenza pubblica su Lucio Gambi è stata tenuta a conclusione delle giornate da Andrea Emiliani, insigne studioso del patrimonio culturale e operatore combattente nel campo delle idee e delle azioni per la conoscenza e la protezione del paesaggio.

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