SETTEMBRE 2020
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la Fondazione per

Postumia

Sperimentazioni paesaggistiche nei luoghi della nebulosa veneta


Le idee/indagini/proposte delineate nel corso 2003 per la nebulosa degli insediamenti e della mobilità della città diffusa veneta, i riscontri/incoraggiamenti che ne sono seguiti, e soprattutto le ulteriori inquietudini segnalate dai più diversi strati sociali e orientamenti culturali sull’urgenza di un ripensamento del modello di uso del territorio e di degrado del paesaggio, ci hanno indotto a costruire nel 2004 un corso/laboratorio esposto sul fronte programmatico e progettuale.

Ricerche preparatorie hanno cercato di conoscere i processi insediativi ancor più vicino ai microcosmi sub-comunali costitutivi della nebulosa (frazioni, “campanili”, borghi, contrade, ville), mentre indagini geostoriche hanno messo a disposizione una “topografia critica” delle stratificazioni.
Le sperimentazioni paesaggistiche si sono esercitate in uno degli ambiti nei quali la nebulosa si articola idrogeologicamente e topograficamente, l’area di acquifero indifferenziato posta tra Brenta e Piave, tra prime colline e risorgive.

In questo ambito di alta pianura, la via Postumia costituisce (dal 148 a.C.) un segno persistente di larga scala, una linea imprescindibile di cesura e di attraversamento della nebulosa e, con il disegno cartesiano della centuriazione di età romana, il più potente ordinatore territoriale. Proponiamo di assumerla come filo conduttore evidente di una sequenza di luoghi diversi, per i quali elaborare norme e forme di un paesaggismo storicistico e inventivo, impegnato sia nel lavoro filologico per cogliere il processo storico di lunga durata con il quale i luoghi si sono costituiti, sia nel lavoro progettuale per definire modificazioni concrete. L’obiettivo del corso è stato dunque dimostrare la fertilità e l’utilità concreta di un’agenda di interventi da realizzare nel tempo e nello spazio, differenziazioni, riordini, addizioni, sottrazioni, addensamenti, diradamenti, dei quali vanno indicate finalità e posture, dimensioni e materie. Lavorando con il linguaggio e gli attrezzi peculiari dell’arte del paesaggio (spazi aperti, figure d’acqua, impianti vegetali, tessiture agricole, volumetrie edilizie, artifici infrastrutturali) si è cercato di dar conto delle ragioni delle modificazioni proposte e di delineare forme e vite future dei luoghi che rispondano alle tensioni funzionali (insediamento, mobilità, uso del suolo) senza compromettere, ma anzi contribuendo a salvaguardare e valorizzare i patrimoni di natura e di memoria che in essi si sono accumulati nel tempo. Così che la responsabilità etica e politica del governo del paesaggio, al di là del connotato conservativo di limite o di vincolo, assuma il significato di un’autentica forza di immaginazione innovativa.


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2004, quindicesimo corso

28 settembre - 8 ottobre

seminari, sopraluoghi, elaborazioni

coordinamento, relatori, partecipanti

sintesi dello svolgimento

 
 
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