SETTEMBRE 2020
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la Fondazione per

Il Veneto

Un itinerario nella natura, nella memoria e nelle tensioni attuali del paesaggio


Nel decennale della Fondazione, ci è parso possibile dedicare le energie del corso annuale ai luoghi nei quali il nostro lavoro è radicato.
Il Veneto è un’area geografica e storica costituita da un’antologia di paesaggi culturali e di ambiti situali assai diversi tra loro, ognuno dei quali si fonda sopra specifiche piattaforme idrogeologiche, ospita microcosmi biologici identificabili, ed è il risultato di riconoscibili vicende, di testimonianze visibili, di segni e significati leggibili attraverso documenti archeologici e archivistici disponibili con uno spessore e una diffusione del tutto particolari.
Nella loro marcata diversità, questi luoghi sono tutti comunemente connotati dalla densa stratificazione di natura e di memoria; hanno vissuto tutti, per lunghe tratte di tempo, all’interno di culture gestionali e civiltà giuridiche unitarie; e tutti sono oggi sottoposti a tensioni e contraddizioni aspre, tra consumo e salvaguardia, tra dispersione e valorizzazione.
Il corso ha proposto perciò uno dei tanti possibili viaggi di conoscenza, scegliendo luoghi e questioni, per capirne i caratteri e valutare arti, scienze, poteri per governarli.
Al centro del nostro lavoro resta infatti la questione del “governo delle modificazioni”, come ricerca di sempre nuovi equilibri tra domanda di uso del territorio, domanda di equilibrio dell’ambiente, domanda di forma del paesaggio; questione che nel Veneto è ricostruibile lungo almeno due millenni, e che oggi si ripresenta come acuta sofferenza ma anche come fertile potenzialità.

Il corso è stato concepito come un itinerario critico.

Dopo due giornate iniziali dedicate all’indispensabile quadro di riferimento idrogeologico e geografico e alle grandi trasformazioni storiche, otto giornate di escursioni si sono articolate a loro volta in aree relativamente circoscritte e tematicamente coese.

La prima area è stata quella che va dalla montagna alla collina, con i problemi posti dalla salvaguardia del paesaggio dolomitico e dal caso Vajont, attraverso i luoghi della “civiltà di villa” tra Belluno e Feltre, lungo il Piave fino alle prese della Brentella, per concludersi a Possagno (con Antonio Canova e Carlo Scarpa) discutendo del destino della collina Costalunga.
Per la seconda area, dalla pianura alla laguna, da una grande strada di età romana e da un gesto palladiano a scala paesaggistica nell’alta pianura a nord di Treviso, seguendo il corso del fiume Sile attraverso la città e arrivando fin dentro alla laguna veneta, per conoscerne le trasformazioni.
Nella terza, dal Garda a Verona, abbiamo attraversato la varietà di morfologie naturali e insediative dal lago ai borghi della Lessinia fino alla città, nella quale la stratificazione di paleoalvei, di siti archeologici e di cerchie murarie si presenta con esemplare leggibilità.
La quarta area, dal Brenta al Po, è quella che muove da una singolare vicenda di poteri concentrati (Piazzola, Contarini e Camerini) e, attraverso molteplici figure delle acque interne, arriva fino alle valli di Comacchio, alle dune, ai bosconi e, infine, alle plaghe del delta.
Gli ultimi due giorni sono stati dedicati a raccogliere le idee sui temi e gli interrogativi emersi; si è discusso sulle esperienze, tendenze e scuole che lavorano, non solo in Italia, intorno al rapporto tra “conservazione e innovazione” dei paesaggi culturali.


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1997, ottavo corso

25 agosto - 5 settembre

riflessioni ed escursioni

coordinamento,

relatori, partecipanti

 
 
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